La seppia risale sotto costa per riprodursi a partire da marzo, e fra aprile e maggio è alla massima portata da riva. Nel resto dell'anno il fattore che decide non è il mese, ma la limpidezza dell'acqua.

Sepia officinalis passa l'autunno e l'inverno su fondali di 100-200 m e si avvicina alla costa per deporre, sui fondi vegetati a poca profondità. La risalita comincia a marzo e il massimo di presenza sotto riva cade fra aprile e maggio. Nei mercati ittici italiani la seppia è il mollusco più venduto — oltre 17.000 tonnellate in dodici anni — e il mese di punta è aprile.
Molte guide indicano però anche l'autunno. Non è la stessa pesca: le catture da settembre in avanti sono in prevalenza seppioline, cioè i nati dell'anno che crescono sotto costa. Sono due cose diverse — gli adulti che depongono e i piccoli che crescono — e si pescano con montature e taglie d'esca diverse.
La seppia è molto sensibile alla torbidità: caccia a vista, e l'acqua carica di sospensione la ferma. È anche la specie che vuole il mare più calmo: il riferimento è un'onda intorno ai 20 cm, in pratica mare quasi piatto.
Da qui una regola che vale in ogni mese: dopo una mareggiata la seppia non si prende, e non perché sia andata via, ma perché non vede l'artificiale. Le giornate buone sono quelle di calma dopo che l'acqua si è schiarita, e i cambi di luce — alba e tramonto — sono le ore in cui si sposta di più.
Stagione e acqua limpida sono fattori indipendenti, e per la seppia il secondo pesa quanto il primo. Aprile con l'acqua torbida rende meno di un febbraio limpido e calmo, anche se il calendario dice il contrario.
Si pesca a eging, con egi e totanare: artificiali a forma di gambero, zavorrati, che si recuperano a strappi con pause lunghe. L'attacco arriva quasi sempre durante la discesa, non durante lo strappo.
La seppia è un predatore che afferra con i due tentacoli lunghi e trattiene con le braccia: non abbocca, stringe. Per questo gli egi hanno corone di spilli rivolti all'indietro invece di ami, e per questo il recupero va tenuto costante — se si molla, la seppia lascia la presa. La dieta è fatta di piccoli crostacei e pesci di fondo, che è quello che l'artificiale imita.
Dalla barca si pesca a eging con gli stessi egi, ma lavorati in verticale invece che a lancio: la barca deriva lenta sopra le praterie di posidonia e i fondi misti sabbia-roccia, e l'artificiale scende e risale sotto lo scafo. Il vantaggio è arrivare sui fondali vegetati dove le seppie depongono, che da riva quasi sempre restano fuori portata.
La regola dell'attacco non cambia: arriva in discesa, e il recupero va tenuto costante perché la seppia stringe e non abbocca. In deriva conta tenere il filo il più verticale possibile — se la barca scarroccia veloce l'egi si trascina e smette di scendere come deve.
Aprile e maggio, durante la deposizione: è quando gli adulti sono più vicini a riva. Marzo è già buono nelle annate calde.
Da marzo, seguendo il riscaldamento dell'acqua. La banda di temperatura in cui la specie è più attiva va dai 15 ai 21 °C, che sulle coste italiane corrisponde alla primavera e al tardo autunno.
Su fondali bassi con vegetazione — praterie di posidonia, fondi misti sabbia e roccia — dove le seppie depongono le uova. Moli e scogliere che affacciano su questi fondali sono le postazioni classiche.
Mare calmo e acqua limpida. La torbidità la penalizza più di quasi ogni altra specie: dopo una mareggiata conviene aspettare che l'acqua si schiarisca.
Dalla pinna: nella seppia corre lungo tutto il perimetro del mantello, nel calamaro è romboidale e occupa la parte posteriore. La seppia ha inoltre la conchiglia interna calcarea, l'osso di seppia; nel calamaro è una lamina cornea sottile.