Il sarago è presente tutto l'anno lungo le coste italiane. Se ne prende di più da marzo a maggio, quando la riproduzione lo raduna sotto costa; negli altri mesi a fare la differenza non è il calendario, ma lo stato del mare.

Diplodus sargus si riproduce in primavera, e la stagione è stata seguita in due popolazioni mediterranee lontane fra loro. Nel Golfo di Tunisi gli adulti maturano fra dicembre e marzo e depongono da marzo a giugno; da luglio a novembre si fermano. Sulla costa algerina la deposizione si concentra fra marzo e maggio. Due mari diversi, due gruppi di ricercatori diversi, lo stesso risultato.
Nei mercati ittici italiani il sarago passa in quantità maggiore proprio a marzo e aprile. È pesce preso con le reti al largo, quindi non dice quanto se ne prenda da riva, ma conferma in quali mesi il sarago stia raccolto sotto costa.
Fra chi pesca il sarago passa per un pesce d'autunno e d'inverno, coi mesi migliori fra ottobre e novembre. La contraddizione con la biologia è però solo apparente, perché quelle indicazioni non parlano davvero del mese: parlano della scaduta, cioè delle ore in cui il mare cala dopo una mareggiata.
E la scaduta non ha stagione. L'onda stacca dalla roccia vermi, piccoli crostacei e molluschi, che restano sospesi nell'acqua mentre il moto si placa; la torbidità che rimane accorcia la distanza alla quale il sarago si mette in fuga. Il pesce mangia di più e si lascia avvicinare di più. Le mareggiate sono semplicemente più frequenti nei mesi freddi, ed è così che quei mesi si sono presi la fama.
Stagione e stato del mare sono fattori indipendenti. Il primo determina quanto pesce è presente e quanto è concentrato; il secondo determina se quel pesce è in alimentazione. Una scaduta di marzo somma i due contributi. Una giornata di mare piatto in aprile ne usa uno solo, e una mareggiata di dicembre nemmeno quella.
Il sarago si insidia da riva con tre tecniche. A surfcasting con vermi e crostacei — gli anellidi marini sono arenicola, coreano e americano — e alla bolognese con gli stessi vermi più pane e pastura; la terza è lo spinning leggero, più avanti. La scelta discende dalla dentatura: D. sargus ha incisivi anteriori e denti molariformi posteriori, adattati a staccare organismi adesi alla roccia e a frantumarne il guscio. La dieta è dominata da policheti, piccoli crostacei, molluschi ed echinodermi.
Granchio e paguro selezionano gli individui di taglia maggiore, che hanno l'apparato masticatorio sviluppato. Bigattino e pastura trattengono il branco sotto riva ma non selezionano la specie: richiamano anche occhiate, boghe e menole.
Con lo spinning leggero il sarago si insidia con artificiali morbidi, crank e piccoli metal jig, condotti radenti al fondo roccioso. È una tecnica di ricerca, non di attesa: rende quando il pesce è già in alimentazione, quindi soprattutto in scaduta.
A bolentino il sarago si pesca sulle secche rocciose a poca distanza dalla costa, con gli stessi vermi e crostacei che funzionano da terra. Cambia la presentazione, non il boccone: l'esca scende a piombo sul fondo invece di arrivarci con un lancio, quindi si raggiungono scogliere che da riva non si toccano e si resta sul pesce finché il branco non si sposta.
Il rovescio è che il bolentino non seleziona la taglia: sulla stessa calata salgono saraghi grossi e giovani dell'anno. Ami piccoli prendono tutto, ami più grandi lasciano passare i piccoli.
Da marzo a maggio, durante l'emissione: la specie è concentrata sotto costa. In autunno e in inverno è più dispersa, ma le ore successive a una mareggiata possono rendere più di una giornata ordinaria di primavera.
Di giorno. È una specie a prevalente attività diurna e caccia a vista: le ore dopo l'alba e quelle prima del tramonto sono le più produttive, e la copertura nuvolosa prolunga la finestra.
Mosso, non calmo: l'onda di riferimento da scogliera è intorno ai 60 cm. La torbidità residua riduce la diffidenza della specie, ed è il motivo per cui la scaduta dopo una mareggiata è la condizione più ricercata.
Vermi di mare e crostacei. Granchio e paguro selezionano le taglie maggiori; bigattino e pastura tengono il branco sotto riva senza selezionare la specie.
Dalla sella nera sul peduncolo caudale: nel sarago maggiore resta aperta sul lato ventrale e non si chiude ad anello, e la nuca è priva di fascia scura. La distinzione ha rilievo pratico: le due specie hanno taglie minime diverse.